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VESUVIUS

LAND LIGHTING PROJECT

VESUVIUS nasce da un percorso dell’architetto Diego Repetto e del lighting designer Emilio Ferro, attraverso studi innovativi sullo sviluppo turistico di siti di pregio architettonico, archeologico e paesaggistico, coinvolgendo enti di ricerca universitaria.


In seguito ad esperienze tra architettura, arte e design, nasce l’esigenza di identificare una nuova corrente artistica operante su un territorio fisico e, nello specifico, in grado di generare nuovi paesaggi: la Land Lighting.
Questa nuova corrente artistica è fortemente connotata da progetti scenografici di illuminazione architetturale, capaci di restituire nuovi paesaggi notturni, in cui arte, paesaggio, architettura e design si confrontano con i temi della sostenibilità ambientale e paesaggistica.
Il 10 maggio 2017 a Genova in occasione della Giornata Internazionale di Studi De-Sign Environment Landscape City, organizzata dal Dipartimento Architettura e Design dell’Università degli Studi di Genova, viene pubblicato ufficialmente il concept del progetto di Land Lighting Vesuvius: 79 A.D. - 2019 A.D., in cui si descrive l’installazione artistica temporanea, in cui gli spettatori potranno godere di una visione unica e suggestiva dell’eruzione di “luce” via mare dal golfo di Napoli, dal sito archeologico di Pompei, dallo stesso Parco Nazionale del Vesuvio e in quei luoghi considerati strategici a livello turtistico.
Durante la seconda settimana di luglio 2017 una cintura di fuoco assedia il cono del Vesuvio, una serie di incendi dolosi interessano un’area di circa 18 chilometri quadrati, di cui le zone boscose del Parco Nazionale vengono devastate.
Tutto ciò ha determinato la perdita temporanea di un punto di riferimento storico e importante per la popolazione locale; infatti, la tragedia, consumandosi per circa dieci giorni senza sosta sotto gli occhi impotenti dei cittadini, ha causato un vero shock collettivo.
A seguito del tragico evento il progetto di Land Lighting prende una nuova strada: se all’inizio l’installazione artistica si voleva collegare alla celebrazione dei fatti del 79 dopo Cristo, riferiti all'eruzione devastante del Vesuvio descritta da Plinio il Giovane, ora diventa il riscatto della collettività a dimostrazione dell’impegno della popolazione e delle istituzioni a ridare nuovo “splendore” alla montagna amica, drammaticamente mutilata da un atto criminale.
L’opera, studiata in collaborazione con il Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Inquinamento e sull’Ambiente “Mauro Felli” (CIRIAF), il Laboratorio Internazionale di Ricerca sul Paesaggio (CIRIAF-SSTAM) dell’Università di Perugia e la ditta Spacecannon SNe, consiste nell’installazione di 140 apparecchiature tipo Ireos Pro 7KW IP43 con luce bianca allo xenon ad altissima luminosità e di 15 spare, di cui si è ipotizzata la collocazione sul “Sentiero del Gran Cono” (largo circa 3,00 metri).

Il sistema è già stato applicato in vari eventi passati, tra cui: il Tribute in Light a New York, in ricordo degli attentati dell'11 settembre 2001 (dal 2003 viene regolarmente acceso nella notte dell'11 settembre di ogni anno), e l’Imagine Peace Tower a Reykjavik, ideata da Yoko Ono e inaugurata nel mese di ottobre del 2007. 

La particolarità del progetto di Land Lighting VESUVIUS, eruzione di “luce” mai realizzata su un vulcano prima d’ora, è il contesto ambientale-paesaggistico (area di grande interesse geologico, biologico e storico e Parco Nazionale istituito con Decreto del Presidente della Repubblica del 5 giugno 1995) e la scelta di procedere ad uno studio ambientale inedito per un evento di tale portata, per garantire la salvaguardia delle specie floristiche e faunistiche.
L’opera è stata considerata da parte di docenti luminari di università italiane e straniere, artisti di fama internazionale e persone comuni come un evento di portata planetaria, in grado di mostrare al Mondo il desiderio di riscatto e valorizzazione dell’area territoriale del Vesuvio e dell’Italia in generale: tramite questo grande gesto di Land Lighting, l’area geografica oggetto di intervento gioverebbe di vari benefici, tra cui la creazione di nuove opportunità economiche sia per la popolazione locale sia per il turismo.
Come Walter De Maria, quando parlava dei suoi progetti concepiti in Germania (la scultura-elefante e la Montagna olimpica, due opere di grande respiro e dalle dimensioni chilometriche), era consapevole degli immensi ostacoli politici e burocratici a cui andava incontro, anche nel caso dell’ambizioso e colossale progetto VESUVIUS (nuova frontiera visiva, artistica, emozionale e paesaggistica) viene richiesto un grande sforzo da tutte le parti interessate, dall’Ente Parco Nazionale del Vesuvio allo staff di ricercatori per l’analisi di fattibilità.
Lo stesso Christo impiegò anni per vedere realizzata la sua ultima attuale opera London Mastaba, considerando che un suo progetto risale al 1973.
Prossimamente si procederà verso un Protocollo d’Intesa, tra l’Ente Parco Nazionale del Vesuvio e il Centro Interuniversitario di Ricerca sull’Inquinamento e sull’Ambiente “Mauro Felli” (CIRIAF), di cui la struttura territoriale è costituita da oltre 10 università italiane, per lo studio di fattibilità finalizzato alla realizzazione del progetto VESUVIUS.

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